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Etichette: dati di mercato, trend e tecnologie

25 102017

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L’etichetta è senz'altro l’elemento che, più di tutti, colpisce la nostra attenzione di consumatori quando dobbiamo scegliere cosa prelevare da uno scaffale. I brand owner lo sanno bene, come pure i costruttori di macchine, gli stampatori e i converter, impegnati più che mai a cogliere nuove opportunità di creare prodotti sempre più "wow", sempre più sicuri e in grado di trasmettere certezze sulla provenienza dei prodotti. Una lezione che hanno ben imparato Omet e Uteco Converting, due tra le aziende che partecipano a Print4All e che da sempre lavorano a fianco dei clienti per aiutarli a valorizzare i propri prodotti.

Quello delle etichette rappresenta un business mondiale multimiliardario, che cresce costantemente a un tasso dell’1-3% sopra la media del PIL in tutti i mercati mondiali. Si tratta di un mondo molto frammentato, che include varie tipologie di etichette, da quelle autoadesive (o pressure-sensitive) a quelle acqua e colla (o wet glue), dalle termoretraibili (shrink e stretch sleeve) alle in-mould.

Se si analizza la domanda di etichette a livello internazionale si ha la conferma che quelle autoadesive fanno la parte del leone con un 40%, seguite dalle etichette acqua e colla (36%), quelle sleeve (18%), in-mould (2%) e altre (4%).

Altro dato curioso: il continente che nel 2016 ha “consumato” la maggior quantità di etichette è l’Asia con il 43% dei volumi. Con un discreto distacco seguono Europa (25%), Nord America (19%), Sud America (9%) e, infine, Africa e Medioriente (4%).

Sul versante delle tecnologie la stampa digitale copre il 9,7% del valore delle etichette stampate in Europa nel 2016, una percentuale superiore rispetto alla cifra complessiva a livello globale. Sebbene si tratti di una piccola percentuale sul valore totale del settore delle etichette stampate in Europa (che supera i 16 miliardi di euro), vi sono segnali di un'accettazione diffusa delle valide e innovative capacità tecnologiche della stampa digitale. In particolare, il 76% delle soluzioni installate è costituito da sistemi elettrofotografici, mentre il 24% da soluzioni inkjet/ibride. Le macchine ibride, quelle in cui le unità inkjet si affiancano a gruppi flexo, offset o serigrafici, con l’obiettivo di creare etichette complesse e nobilitate in un singolo passaggio, sono presenti sul mercato da una decina di anni. Interessante rilevare che delle 80 installate nel mondo, circa 30 sono state vendute nel 2016. A significare che il trend dell’ibridazione è più attuale che mai, anche se il costo di una configurazione ibrida, sempre personalizzata in base alle esigenze del cliente, sfiora spesso un milione o più di euro.

Omet, che ha già confermato la propria presenza a Print4All, vanta una lunga storia nella stampa ibrida: la prima XFlex ibrida fu presentata nel 2009 e la XFlex X6 è l’ultimo modello della famiglia.
Recentemente Omet e Durst si sono alleate per presentare in anteprima una soluzione ibrida, composta dalla macchina inkjet UV Durst Tau 330 e la macchina flexo Omet XFlex X6, pilotate da un unico front-end. Il sistema ibrido ha una risoluzione di stampa di 600x600 dpi, quattro livelli nella scala di grigio, una velocità di stampa di 50 m/min. e tutte le lavorazioni di finishing tipiche di una macchina flexo. I tempi di cambio lavoro sono assai rapidi: nel caso del motore digitale sono sostanzialmente istantanei, nel caso dei gruppi flexo i cambi hanno la stessa durata di quelli delle altre macchine XFlex di Omet.
Il partner scelto da Omet per il digitale, ossia Durst, ha quasi dieci anni d’esperienza nel fornire soluzioni inkjet al mercato delle etichette. In questo lasso di tempo Durst è stata tra i pochi produttori di macchine inkjet a competere con successo con le macchine elettrofotografiche di altri primari brand.

Uteco Converting – altro espositore a Print4All – ha invece recentemente presentato una macchina da stampa inkjet standalone battezzata Gaia, frutto di uno sviluppo con INX Digital ed EB Technologies.
Ideata per la stampa su supporti flessibili, la macchina si differenzia dalla maggior parte dei sistemi inkjet per etichette che utilizzano inchiostri UV. Secondo quanto dichiarato da Uteco e i suoi partner, grazie agli inchiostri INX e alle lampade Ebeam non ci sarà nessuno dei fotoiniziatori solitamente associati alla stampa inkjet UV e pertanto non esiste il rischio di migrazione di monomeri tossici dalle etichette stampate agli alimenti. Gaia sarà dunque adatta all’imballaggio alimentare, ambito in cui la stampa inkjet UV ha al momento un ruolo marginale, proprio a causa delle preoccupazioni legate alla migrazione delle molecole dei fotoiniziatori.

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