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La stampa digitale a colori nel packaging flessibile

11 042018

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Print4All sta collaborando con Keypoint Intelligence (Infotrends) per offrire ad aziende e operatori del settore approfondimenti su trend e tendenze del settore. In attesa dei risultati della ricerca inedita sul mercato che verrà presentata in fiera, oggi parliamo di stampa digitale a colori nel packaging flessibile: un mercato principalmente legato all’industria alimentare e che nel 2017 ha fatturato circa 86 miliardi di dollari.

I fornitori di servizi di stampa in Europa sanno che il packaging è un’oasi, ossia è il segmento di mercato in cui la stampa continua a crescere e non sarà mai sostituita dai mezzi elettronici. Se da un lato la stampa digitale per etichette e astucci pieghevoli è conosciuta, la stampa digitale per packaging flessibile non è così comune, anche se si tratta di una nicchia di mercato in rapida crescita.

Alla vigilia di Print4All abbiamo deciso di delineare i trend principali di questa affascinante realtà. Oggi il mercato del packaging flessibile, principalmente legato all’industria alimentare e delle bevande ma anche ad altri prodotti, ha dimensioni davvero ragguardevoli. Nel 2017 ha fatturato circa 86 miliardi di dollari nel mondo e la stampa è stata realizzata al 99% con l’ausilio di macchine analogiche.

 

Cosa si intende per packaging flessibile
Per amore della precisione cerchiamo innanzitutto di definire cosa s’intende per packaging flessibile: si tratta di imballaggi costituiti da una pellicola plastica o altri materiali flessibili che, dopo il riempimento e la chiusura, sono significativamente influenzati dal prodotto contenuto, che è in grado di deformarli. Questa definizione sembra adattarsi soprattutto al riempimento con liquidi, anche se di fatto un imballaggio flessibile può contenere anche prodotti solidi, mostrando una più ampia possibilità di contenimento rispetto a un imballaggio rigido.

Nella maggior parte dei casi sono sacchetti di vario tipo e varie dimensioni, che contengono ad esempio caramelle e altri tipi di alimenti. Dal punto di vista dei materiali mediamente l’imballaggio flessibile è costituito da una pellicola o una pellicola laminata, ma può includere anche la carta e sottili fogli metallici. Detto questo, per stampare un imballaggio flessibile in digitale lo stampatore deve essere in grado di stampare pellicole sottili, come ad esempio il polietilene (PE) o il polipropilene, perché queste pellicole sottili sono i materiali più utilizzati per l’imballaggio flessibile.

Il packaging flessibile viene perlopiù utilizzato per alimenti e alcune bevande, ma anche per molti altri prodotti per mercati verticali. È, ad esempio, usato per l’imballaggio di fluidi utilizzati per la pulizia, alimenti per animali domestici, lubrificanti, prodotti agricoli e per l’elettronica di consumo e altro. Pertanto tutti i toner e gli inchiostri inkjet per packaging flessibile devono essere adatti al contatto indiretto con gli alimenti, visto che il settore alimentare è il principale utilizzatore di packaging flessibile stampato.

Il packaging flessibile è un mercato in crescita. In Europa il valore di tutti gli imballaggi flessibili stampati e venduti nel 2016 era pari a circa 22 miliardi di euro e si prevede un tasso di crescita annuo del 2%. Accanto all’uso consueto, come per gli snack salati, l’imballaggio flessibile può assumere varie forme e formati: si va dalle bustine che possono essere bollite insieme ai cibi agli involucri dotati di piccoli tappi erogatori in plastica.

Il packaging flessibile è molto popolare tra i brand, che a volte lo scelgono in alternativa ad altri tipi di packaging, come bottiglie o lattine, per lanciare nuovi prodotti o dare un look più moderno a prodotti già esistenti. Esiste una crescente esigenza di stampare gli imballaggi flessibili in basse tirature, con maggiore frequenza e con più varianti nelle immagini. Queste sono esigenze cui i converter possono rispondere in maniera adeguata grazie alla stampa digitale.

 

Lo status dell’arte nella stampa digitale per packaging flessibile
Attualmente il 100% del packaging flessibile stampato in digitale viene realizzato con macchine HP Indigo, la divisione israeliana di HP che produce i toner liquidi per macchine elettrofotografiche. Ci sono esempi occasionali di stampa inkjet o di altri tipi di elettrofotografia, ma queste tecnologie vengono utilizzate davvero raramente.

Anche Xeikon vanta alcune installazioni, ma nel mercato delle etichette, e sta verificando la possibilità di supportare applicazioni di packaging flessibile.

Per quanto riguarda l’inkjet, alcuni fattori sono responsabili della sua scarsa diffusione nell’ambito del packaging flessibile. La maggior parte delle rotative inkjet per il packaging sono a banda stretta (300 mm) e utilizzano inchiostri a essiccazione UV. Sono prevalentemente concepite per stampare etichette autoadesive su materiali con un liner (carta siliconata) e non su pellicole senza supporto. Inoltre, gli inchiostri UV sono una fonte di preoccupazione per i brand del settore alimentare, a causa del rischio di migrazione dei fotoiniziatori tossici che possono rimanere nell’immagine stampata dopo l’essiccazione UV. Un’altra preoccupazione è rappresentata dalla banda stretta delle attuali rotative inkjet, adatta solo per i più piccoli imballaggi flessibili.

L’inkjet a base acqua è la principale alternativa all’inkjet UV ed è attualmente alla base di soluzioni, come quelle di Epson (SurePress) e di altre macchine che incorporano tecnologia Memjet. Gli inchiostri inkjet a base acqua generalmente sono sicuri e quindi utilizzabili per il contatto indiretto con gli alimenti, ma per una serie di motivi l’inkjet a base acqua non ha mai giocato un ruolo importante nella stampa del packaging flessibile. La ragione principale è che sono necessari i supporti pretrattati per garantire un buon livello di adesione dell’inchiostro sulle pellicole in polietilene o polipropilene e tali supporti non sono al momento disponibili.

 

Inkjet per packaging flessibile
Anche se, come già detto, l’inkjet è dietro all’elettrofotografia nel mercato del packaging flessibile, si stanno facendo avanti alcuni nuovi player con soluzioni inkjet, cui potrebbero aggiungersene degli altri nei prossimi due o tre anni. Tra questi Fujifilm e ThinkLab – che hanno alcune unità pilota installate in Giappone - e l’italiana Uteco Converting con due soluzioni. Da una parte Uteco Gaia, che ha tre elementi principali: il sistema di trasporto di Uteco, i moduli per la stampa inkjet e gli inchiostri di INX Digital, le testine inkjet di Xaar e il sistema di essiccazione a electron beam della svizzera “ebeam technologies”. Uteco e i suoi partner dichiarano che qualsiasi inchiostro utilizzato su Gaia sarà al 100% essiccato e sicuro per il contatto indiretto con gli alimenti. Dall’altra Uteco Sapphire EVO, basata su tecnologia Kodak Inkjet Stream, ossia una tecnologia inkjet a flusso continuo (CIJ) che utilizza inchiostri a base acqua, con essiccazione ad aria ed energia termica. La velocità di stampa fino a 200 m/min è tipica di Kodak, la cui tecnologia CIJ è ampiamente diffusa tra gli stampatori commerciali con soluzioni ad alta produttività. Stampa in quadricromia più un quinto colore. Un’unità beta verrà presto installata a Verona.

 

Prospettive per la stampa digitale per imballaggio flessibile
La stampa digitale a colori diventerà gradualmente complementare alle macchine flexo e rotocalco nella stampa flessografica. Come nel mondo delle etichette, verrà utilizzata per le basse tirature che i brand richiedono sempre più spesso e in tal modo le macchine analogiche potranno essere utilizzate esclusivamente per le alte tirature, dove eccellono. HP Indigo sarà il player principale nel digitale ancora per un paio di anni, visto che è l’azienda con maggiore esperienza in questo ambito e continua a sviluppare nuove soluzioni, tra cui un sistema di laminazione termica senza solvente che accelera notevolmente il workflow post-stampa. Uno o più dei produttori inkjet prima citati e probabilmente anche altri potrebbero diventare fornitori importanti.

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