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Package printing: perché è importante non sbagliare il colore

22 112017

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Il colore è uno dei principali elementi distintivi di un marchio, fa sì che le confezioni vengano riconosciute immediatamente sullo scaffale e ne rappresenta il “biglietto da visita”. Le aziende che si occupano del package printing hanno quindi una grossa responsabilità e devono usare macchinari e tecnologie in grado di garantire il risultato.

Ve lo immaginate sbagliare la stampa della scatola di una marca di pasta nota in tutto il mondo e riconoscibile proprio per i suoi colori e il suo packaging? Sarebbe un disastro perché, come accade per la maggior parte dei grandi brand del B2C, il colore è il primo e principale elemento distintivo del marchio, che i grafici del committente corredano di lunghe e dettagliatissime istruzioni proprio per assicurarsi una corretta riproduzione. Perché, se invece che blu Barilla le scatole di pasta uscissero di un qualsiasi altro blu, un po’ più chiaro o un po’ più scuro, sarebbe un disastro, così come se si sbagliasse il rosso Coca-Cola o il rosso Ferrari. E il cliente sarebbe perduto per sempre.
Il colore, infatti, è cosa seria, che impegna plotoni di esperti in fisiologia e psicologia della percezione, tecnologi, uomini-macchina e altri ancora. Soprattutto, è l’elemento visuale più “volatile” (e soggettivo) di qualsiasi progetto grafico: classificati e contraddistinti in modo univoco da specifiche, numeri e procedure, con riferimento a standard condivisi, i colori in realtà sfuggono a qualsiasi possibilità di replica “meccanica” e sempre uguale. Con le dovute differenze fra una tecnica di riproduzione e l’altra (roto, flexo, offset, digitale offrono garanzie diverse), necessitano di competenze e ausili per la misura e il controllo lungo le varie fasi del lavoro di prestampa e stampa.
Centrare o meno l’obiettivo fa la differenza, come ha bene illustrato durante la scorsa Print4All Conference - per tornare a Barilla - la responsabile packaging del brand Laurette Defranco. Che proprio a una piccola sfumatura di colore, studiata per mesi con l’ausilio di esperti e consulenti, ha affidato nientemeno che il compito di identificare un nuovo prodotto: la linea bio di paste Barilla, che buca lo scaffale in una veste blu chiaro che deve, a un tempo, distinguere le nuove referenze da quelle classiche, e associarle “a colpo d’occhio” al marchio-ombrello di mamma Barilla. Come? Il blu bio non è poi così tanto diverso da quello classico? Beh, provate voi a sbagliarlo: il cliente lo perderete in un amen. Garantito!

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